TONE OF VOICE: QUANDO PARLARE NEL MODO SBAGLIATO FA PERDERE CLIENTI

Due aziende vendono lo stesso prodotto. Stesso prezzo, stessa qualità. Una scrive: “Offriamo soluzioni innovative per ottimizzare i processi aziendali”. L’altra: “Ti aiutiamo a lavorare meno e ottenere di più”.

Quale preferite?

La differenza non è cosa dicono. È come lo dicono. E quel “come” si chiama tone of voice. Ed è spesso l’unica vera differenza tra un brand che converte e uno che viene ignorato.

Cos’è davvero il tone of voice

Il tone of voice è la personalità del brand tradotta in parole. È come il brand parlerebbe se fosse una persona. Formale o informale? Tecnico o semplice? Ironico o serio? Amichevole o autorevole?

E soprattutto: coerente. Sempre. Su ogni canale, in ogni comunicazione, da ogni persona che scrive per il brand.

Un tone of voice confuso genera diffidenza. Se sul sito siete formali e su Instagram parlate come adolescenti, l’utente non capisce chi siete davvero. E la confusione non converte mai.

Gli errori più comuni

Voler piacere a tutti. Risultato: un tono neutro, incolore, che non offende nessuno ma non entusiasma nessuno. Meglio piacere molto a pochi che poco a molti.

Copiare i competitor. Se tutti nel vostro settore parlano in modo formale, la tentazione è fare lo stesso “per sembrare professionali”. Ma così diventate indistinguibili. Il tone of voice dovrebbe differenziare, non omogeneizzare.

Cambiare in base a chi scrive. Oggi posta il CEO (formale), domani lo stagista (emoji ovunque), dopodomani l’agenzia (creativo ma generico). Risultato: schizofrenia comunicativa.

Usare gergo aziendale. “Implementiamo soluzioni verticali per ottimizzare le performance”. Nessun cliente vero parla così. E se voi parlate così, state costruendo un muro tra voi e loro.

Come trovare il tone of voice giusto

Non si inventa a tavolino. Si scopre rispondendo a domande precise:

Chi siamo come brand? Quali valori rappresentiamo? A chi parliamo? Che linguaggio usa il nostro target? Cosa ci differenzia? Cosa vogliamo che le persone sentano quando interagiscono con noi?

Un brand che vende assicurazioni vita non può avere lo stesso tone di uno che vende sneakers. Ma anche due brand di sneakers possono parlare in modo completamente diverso: Nike è motivazionale, Vans è controculturale, New Balance è nostalgico.

Stesso prodotto, voci diverse. E funzionano tutti perché sono coerenti con la propria identità.

Il tone of voice non è decorazione

È strategia. Influenza direttamente le conversioni.

Un tone autorevole vende meglio nel B2B enterprise. Uno amichevole converte di più nel B2C giovane. Uno tecnico funziona per prodotti complessi. Uno semplice per servizi mass market.

Ma soprattutto: crea riconoscibilità. Apple parla in un modo inconfondibile. Innocent (succhi di frutta) pure. Mailchimp anche. E non hanno bisogno di logo per essere riconosciuti.

Questo è potere del tone of voice: far sì che le parole da sole bastino a identificare il brand.

Le parole contano. Ma soprattutto conta come le dici. Perché alla fine, le persone non comprano prodotti. Comprano da brand con cui sentono una connessione.

E quella connessione passa prima di tutto dalla voce.

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